Riccardo Melito | Gli artisti di Young at Art 2015

Riccardo Melito, Cobo

Riccardo Melito, Cobo

Riccardo Melito nasce a Reggio Calabria nel 1981. Laureato presso la facoltà di Architettura Valle Giulia dell’Università degli studi di Roma La Sapienza, corso di Laurea Arredamento e Architettura degli Interni. coniugare architettura, design, arte e artigianato tramite la passione per il riciclo e per il recupero di oggetti ormai in disuso.

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I Trofei di Carta di Riccardo Melito sono delle creazioni artistiche uniche che nascono dalla lavorazione di un semplice fil di ferro che, piegandosi e intrecciandosi, da corpo a una figura scultorea che, rivestita di carta, da vita a un vero e proprio eco-trofeo. La serie trae ispirazione dalla caccia grossa e dalle sue implicazioni sociali che, da sempre, andavano oltre la semplice necessità dell’uomo di procacciarsi del cibo. I Trofei animali erano vanto e simboli di potere. I Trofei di Carta assumono tali funzioni denunciando l’inutilità della caccia grossa  nell’epoca attuale.

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Paolo Scarfone – gli artisti di Young at Art 2014

Paolo Scarfone, Lib(e)ro

Paolo Scarfone, Lib(e)ro

Paolo Scarfone nasce a Catanzaro nel 1989. Nel 2012 consegue il diploma di laurea in Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Roma. Nel 2013, partecipa alla collettiva Paesaggi possibili, presso la Galleria Moitre di Torino. L’anno successivo, ha luogo la sua prima mostra personale, dal titolo Galleria Muta, presso il Because Art Space di Lamezia Terme. Sempre nel 2014, è presente nella sezione Independents di Art Verona con la galleria Art Lab di Grosseto.

Paolo Scarfone, Matrioska

Paolo Scarfone, Matrioska

Dalla fenomenologia del linguaggio, Paolo Scarfone trae i presupposti per un’analisi sulla diversità dei linguaggi e le inerenti sottrazioni di senso. Il suo lavoro si basa su sature identità relazionali, laddove, nella generale massificazione, anche le immagini e la gestualità non rappresentano più il grado zero della comunicazione: tutto è sovraccarico di informazioni e nulla è univoco. L’artista, procede quindi per addizioni e detrazioni, spesso attraverso non usuali cardini espressivi, attestando indefinite esperienze, proprie dell’interlocutore. È l’emblema di colui che parla, impegnato a farlo innanzitutto con se stesso, e di colui che ascolta e proietta le parole dell’altro sul proprio vissuto, illudendosi così di capire. Ne deriva una ricerca artistica fondata su un ossimoro concettuale: le parole ridotte a meri simboli testimoniano una presenza puramente estetica. È l’estetizzazione della ripetizione, proiezione della frammentarietà postmoderna. C’è una mancanza, un’assenza, un qualcosa di non detto, poiché paradossalmente incomunicabile.

Testo di Rossella Della Vecchia